Stazione #4 La Ferita

Una “ferita video”, una proiezione che vibra di colore e sensazioni, sorta di crepa creata ad arte, come un dolore del muro, in un ragionamento che ci porta da Burri a Fontana. Il luogo si apre, si ferisce, e mostra l’epidermide dell’esposizione, forse la sua parte dolorante, sartriana accettazione del vivere, concreta esistenza del taglio e al contempo lirica trasposizione del sangue e dell’interiorità.

La ferita inoltre si sposta nello spettro prismatico, da rosso magma sangue pulsante si muove lentamente fino a raggiungere l’oro, la preziosità, con un rimando netto alla pratica del Kintsugi giapponese. Una pratica che consiste nel riparare con oro liquido il vasellame di ceramica danneggiato, trasformando così gli oggetti rotti in oggetti preziosi. L’imperfezione e il dolore sono quindi da considerarsi come luogo privilegiato, culla da cui nasce il gradino estetico superiore. Rottura, ricomposizione e costante mutamento, sono i fondamenti di un’operazione che svelano la ferita come ricchezza e valore per il nostro cammino esistenziale.

Il tutto si stende su un’idea di sfondamento. Nel 1952 Lucio Fontana realizzò un esperimento che rimane un unicum nella sua produzione, durante una trasmissione sperimentale della Rai di Milano proiettò Immagini luminose in movimento attraverso i buchi del suo primo Concetto Spaziale. Un operazione poco nota, ma che svela la grande attenzione di Fontana verso la luce come elemento che fende il tempo e lo spazio.

L’operazione di Trimani sembra per certi versi l’opposto, per altri il proseguimento. La ferita sfonda lo spazio facendo capolino dal taglio, una registrazione video si mostra al di là dell’apertura. Il taglio inoltre non è su una tela ma direttamente nel mondo, nel luogo espositivo, luogo che vive attorno ai suoi visitatori, che mostra la sua evanescente concretezza come magma pulsante tele trasmesso. Risonanza delle pareti.

Fabrizio Pizzuto 

Artista